Scopri cosa sono e come si usano gli oli essenziali ricchi di
vitamine e acidi grassi ristrutturanti che aiutano tiroide e intestino e
pelle.
La macadamia sveglia la tiroide e dà elasticità alla pelle
L’olio di macadamia si estrae dai frutti di un albero australiano e
fu scoperto più di 500 anni fa dagli Aborigeni, che lo usano tuttora per
proteggere la pelle dal sole. Quest’olio contiene il 60% di acido
oleico, il 2,8% di acido linoleico e il 6% di acidi grassi essenziali Omega 3 e 6, oltre alle vitamine A,
B1 e B2, “amiche” della circolazione e del sistema linfatico. È anche
molto ricco di acido palmitoleico, un’acido grasso che si trova nel
sebo: di conseguenza, l’olio di macadamia ha una notevole affinità con
la pelle umana e, usato per massaggi quotidiani, la nutre, la tonifica e
ne conserva la naturale elasticità.
Per uso esterno – Massaggia ogni sera un cucchiaino di olio di
macadamia puro nella fossetta alla base del collo, in corrispondenza
della tiroide. Puoi anche utilizzarlo per un massaggio ringiovanente su
tutto il corpo. L’olio di macadamia si trova in erboristeria e nei
negozi di prodotti biologici.
L’argan ripulisce l’intestino e disintossica i tessuti
L’Argan un arbusto che cresce in Marocco. Produce frutti, simili a
olive, che si spremono per ottenere un unguento ricchissimo di acidi
grassi insaturi (pari a circa l’80%). È usato da secoli dalle donne
berbere, che lo applicano su viso, corpo, cuoio capelluto e unghie: in
questo modo ne sfruttano la capacità di stimolare le funzioni vitali dei tessuti,
di idratare le cellule, di attenuare le rughe e di ritardare
l’incanutimento dei capelli. Filtrando attraverso l’epidermide
all’interno dell’organismo, o consumato crudo sugli alimenti, l’olio di Argan produce un’azione depurativa generale.
Per uso esterno - L’olio di argan s’impiega quotidianamente
per il massaggio del corpo e anche sul viso, come base per il trucco
(dopo l’applicazione, tamponare la pelle con una salviettina di carta
per eliminare l’effetto unto).
Per uso interno - L’olio di argan, che si trova in
erboristeria, nei negozi di prodotti biologici ed equosolidali, si usa
crudo al posto dell’olio d’oliva: stimola l’intestino.
La rosa mosqueta ridona alla pelle il suo tono naturale
Arriva dalle Ande – e per la precisione dal sud del Cile – l’olio di rosa mosqueta,
che viene spremuto a freddo dai semi delle bacche di questo arbusto
selvatico. Si tratta di un olio che contiene alte percentuali di acidi
grassi essenziali (45% di acido linoleico e 35% di acido
alfa-linoleico), precursori delle catene Omega 3 e 6, i più potenti
antiage naturali. Inoltre i semi di rosa mosqueta sono una miniera di
vitamina E nonché di carotenoidi essenziali per la sintesi della
vitamina A: tutte sostanze che, agendo in sinergia, mitigano rughe,
smagliature, segni di cedimento cutaneo e cicatrici
Per il massaggio quotidiano - L’olio di rosa mosqueta puro o
diluito in creme idratanti si usa ogni giorno sul viso e su tutto il
corpo. Ha un’azione ricompattante e levigante, idrata la pelle avvizzita
ed è anche un efficace doposole.
Mostrando entradas con la etiqueta tiroide. Mostrar todas las entradas
Mostrando entradas con la etiqueta tiroide. Mostrar todas las entradas
lunes, 18 de agosto de 2014
lunes, 7 de julio de 2014
Scoperta una molecola che fa scoppiare le cellule del cancro
Uccidere le cellule tumorali "ubriacandole", questa l'intuizione dei ricercatori dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano. In particolare, gli esperti hanno usato una molecola che intossica le cellule del tumore della tiroide e le costringe a "bere" liquidi fino a scoppiare. La scoperta è stata pubblicata su Oncotarget e presentata al congresso mondiale della European Association for Cancer Research di Monaco
Grazie ai fondi dell'Airc - La ricerca è stata finanziata dall'Associazione italiana ricerca sul cancro. Gli scienziati hanno scoperto che la molecola chiamata miR-199a-3p, in genere presente a bassi livelli nel carcinoma della tiroide, se viene reintrodotta è in grado di intossicare le cellule tumorali.
Le cellule tumorali muoiono in massa - I ricercatori spiegano: "La sua produzione porta le cellule del tumore a riempirsi di liquido extracellulare fino a scoppiare, causandone una morte in massa".
Maria Grazia Borrello, a capo del team di ricerca, precisa: "Questo risultato è d'interesse sia per i pazienti con carcinoma papillare della tiroide, sia in generale per terapie antitumorali innovative. Il carcinoma papillare della tiroide è in costante crescita e, sebbene generalmente sia associato a una buona prognosi dovuta alla risposta positiva ai trattamenti chirurgici o con radioterapia, il 10% dei casi presenta una malattia progressiva e resistente alle terapie tradizionali. La molecola miR-199a-3p rappresenta quindi una potenziale strategia terapeutica".
L'esperta aggiunge: "Inoltre, essendo le cellule tumorali frequentemente resistenti all'apoptosi, e cioè alla morte programmata delle cellule, l'identificazione di un meccanismo alternativo per indurre questa morte è di sicuro interesse anche per altre patologie tumorali".
Grazie ai fondi dell'Airc - La ricerca è stata finanziata dall'Associazione italiana ricerca sul cancro. Gli scienziati hanno scoperto che la molecola chiamata miR-199a-3p, in genere presente a bassi livelli nel carcinoma della tiroide, se viene reintrodotta è in grado di intossicare le cellule tumorali.
Le cellule tumorali muoiono in massa - I ricercatori spiegano: "La sua produzione porta le cellule del tumore a riempirsi di liquido extracellulare fino a scoppiare, causandone una morte in massa".
Maria Grazia Borrello, a capo del team di ricerca, precisa: "Questo risultato è d'interesse sia per i pazienti con carcinoma papillare della tiroide, sia in generale per terapie antitumorali innovative. Il carcinoma papillare della tiroide è in costante crescita e, sebbene generalmente sia associato a una buona prognosi dovuta alla risposta positiva ai trattamenti chirurgici o con radioterapia, il 10% dei casi presenta una malattia progressiva e resistente alle terapie tradizionali. La molecola miR-199a-3p rappresenta quindi una potenziale strategia terapeutica".
L'esperta aggiunge: "Inoltre, essendo le cellule tumorali frequentemente resistenti all'apoptosi, e cioè alla morte programmata delle cellule, l'identificazione di un meccanismo alternativo per indurre questa morte è di sicuro interesse anche per altre patologie tumorali".
Etiquetas:
borrello,
cellule,
congresso,
esperti,
liquidi,
maria grazia,
massa,
milano,
molecola,
monaco,
oncotarget,
radioterapia,
scoperta,
tiroide,
trattamenti,
tumori
Suscribirse a:
Entradas (Atom)

